Dalla natura al gioiello: il corallo

Dalla natura al gioiello: il corallo

Dalla natura al gioiello: il corallo

Quando oggi si parla e si pensa al corallo l’immaginazione corre culturalmente al corallo rosso (nome scientifico Corallium Rubrum) diffuso dal Mar Mediterraneo sino all’Atlantico orientale. Il corallo delle grandi barriere coralline oceaniche, invece, appartiene alla classe degli Anthozoa ed ha caratteristiche completamente diverse. Consiste in una specie animale di piccoli polipi che producono carbonato di calcio rendendoli quindi estremamente duri; si nutrono di plancton che viene catturato dai tentacoli dei polipi i quali sono ricoperti da migliaia di cellule contenenti una sostanza urticante e paralizzante. L’etimologia della parola corallo deriva probabilmente dall’antico greco Koraillon, significando “scheletro duro” per la sua caratteristica principale di rigidità.

Le caratteristiche del Corallo

Il corallo rosso è l’unica specie di corallo che ha come habitat il Mar Mediterraneo nella sua interezza, dall’Egeo alle coste africane comprendendo tutte le isole maggiori come Sicilia, Sardegna e le Baleari; si trova anche lungo le coste orientali dell’Oceano Atlantico, dal Portogallo sino alle Isole Canarie, Marocco e Capo Verde. Il corallo rosso si sviluppa in colonie ed ha bisogno di un habitat con un tasso di salinità dell’acqua costante, compreso tra il 28 ed il 40 %, non ama essere esposto alle correnti né un’eccessiva luminosità; per questo motivo predilige ambienti scuri e riparati come le grotte, le fenditure tra le rocce, gli strapiombi. Si trova a partire dai 20/30 metri di profondità, fino ad arrivare mediamente agli oltre 200 metri; eccezionalmente si sono trovati esemplari alla bassa profondità di 4 metri oppure oltre gli 800. Maggiore è la densità degli esemplari delle colonie minore è la crescita dei singoli coralli, che aumentano di diametro mediamente di 0,25/0,66 mm all’anno mentre in altezza solo di trequarti di mm. Proprio tale lentezza nella riproduzione ha determinato l’abbandono delle modalità di pesca distruttiva adoperate sino al secolo scorso e che consistevano nello sradicamento totale dell’intero giacimento, operato per mezzo di una grossa croce di legno a braccia uguali appesantita da massi e a cui erano attaccati pezzi di rete a maglia larga; oggi in Italia la pesca del corallo è consentita su licenza solo a pescatori professionisti e viene effettuata nel periodo che intercorre tra maggio e ottobre. La forma del corallo è ramificata, arrivando sino ai 30 cm di lunghezza. Il colore è prevalentemente il rosso, anche se esistono varianti rosa o più raramente bianche. Lo scheletro calcareo è ricoperto da una parte di tessuto molle, chiamata cenosarco, che viene rimossa in sede di lavorazione e lucidatura per la creazione di gioielli. Come in molte altre nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, l’Italia vanta una tradizione storica nella pesca e lavorazione del corallo. Tra tali centri si ricordano senza esitazione la Liguria con la zona di Portofino, la Sardegna con la zona di Alghero in particolare denominata non a caso Riviera del Corallo, la Campania con Torre del Greco e la Sicilia con la zona di Sciacca e Trapani.

Il corallo nei secoli

Per la sua vasta diffusione e la relativa profondità delle sue colonie, oltreché per le sue caratteristiche fisiche, il corallo è stato usato sin dalla antichità per produrre monili, gioielli od opere artistiche. Solitamente viene adoperato per la realizzazione di collane e bracciali, in combinazione con oro o anche argento. Gioielli e monili in corallo sono documentati sin da epoca preromana, non solo in Italia con la civiltà etrusca, ma anche mediterranea sin da età alessandrina. Tra i vari paesi europei, l’Italia è sempre stata il luogo di lavorazione e irraggiamento del corallo nel resto d’Europa. Oltre ai già citati centri campani e siciliani, dal XVII secolo anche Livorno va considerato come uno dei poli nella lavorazione del materiale pescato. Tramite questi centri, soprattutto a partire dal XIX secolo, si venne in contatto con il corallo pescato e lavorato in Giappone instaurando relazioni commerciali bidirezionali tra oriente ed occidente.

Tecniche di lavorazione del corallo

Per le sue caratteristiche fisiche il corallo è stato da sempre prescelto quale oggetto di valore e dunque lavorato sotto forma di gioielli; sino alla scelta dell’oro come titolo di garanzia, in Italia era considerato come valore di investimento. In oreficeria si tende a lavorare il corallo fondamentalmente in due modi, denominati del liscio o dell’inciso. La tecnica del liscio è quella comunemente più impiegata per la creazione di gioielli. Si procede in primo luogo al taglio del pezzo di corallo che deve essere trasformato: per fare ciò si ricorre all’uso di seghe dopodiché il pezzo prescelto viene trattato con lime o mole abrasive per renderne la superficie liscia. In questa fase si applica anche la foratura del pezzo, qualora sia destinato ad essere infilato come collana o bracciale. Una volta completata la definizione del pezzo destinato a diventare un gioiello, si procede poi alla sua lucidatura attraverso due modalità differenti. La prima è quella della lucidatura a cera, mentre la seconda consiste in quella della burattatura: una tecnica che consiste nell’immersione dei pezzi da lucidare in una sorta di barile (buratto) riempito di pietre di durezza simile, sabbia abrasiva e un liquido lubrificante; il buratto viene poi fatto roteare a velocità lenta e costante sino all’eliminazione totale delle impurità. La tecnica dell’inciso viene invece impiegata prevalentemente per la creazione di opere maggiormente lavorate e figurative, come i cammei o le sculture in corallo. In questo caso successivamente alla scelta del pezzo, si procede alla lavorazione con frese o bulini agendo quindi per sottrazione di materiale Altri prodotti tipici ottenuti con la lavorazione dell’inciso sono le olivette e le botticelle, molto adoperate per le coroncine in grani come ad esempio i rosari. Fondamentalmente, pertanto, il corallo rosso mediterraneo viene utilizzato per la realizzazione di collane, bracciali od orecchini prevalentemente accompagnato dall’oro quale migliore accostamento cromatico e prezioso, sebbene sia piuttosto diffuso anche l’argento. Di particolare pregio quale lavorazione si trova il corallo come pietra di cammeo, ovvero come cabochons da far montare a ciondolo: l’accostamento prediletto resta sempre quello in combinazione con l’oro giallo. Essendo, soprattutto nella tradizione culturale di estrazione popolare, legato a pratiche beneauguranti contro sfortuna e malocchio una delle lavorazioni più conosciute del corallo è quella sotto forma di corno.

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